Lotta ai ritardi dei pagamenti tra imprese commerciali, incluse le pubbliche aministrazioni

Entrato in vigore il 30 novembre 2012 il DECRETO LEGISLATIVO 9 novembre 2012, n. 192 inerente “Modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, per l’integrale recepimento della direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, a norma dell’articolo 10, comma 1, della legge 11 novembre 2011, n. 180. (12G0215) (GU n.267 del 15-11-2012)“.

In vigore gli interessi automatici per i ritardati pagamenti oltre i 30 o 60gg a partire dagli accordi conclusi a partire dal 01/01/2013.

Nullità di accordi in deroga alla norma in caso di gravi iniquità a favore del committente ed in danno del fornitore/prestatore di servizi.

La norma si applica anche alle professioni liberali.

Segnaliamo due interessanti articoli che spiegano più nel dettaglio le novità introdotte:

Interessi al via senza sollecito

di Alessandro Mastromatteo, da Il Sole24ORE

D.Lgs. n. 192/2012: la disciplina delle transazioni commerciali concluse dal 1° gennaio 2013

di Francesco Ferrara, Francesco Giovanni Pagliari, Studio Legale Pepe, da Il Sole24ORE

Per un approfondimento della norma si rimanda al DECRETO LEGISLATIVO 9 novembre 2012, n. 192

A.A.

*********************************************
ARTICOLI PRECEDENTI

4 risposte a “Lotta ai ritardi dei pagamenti tra imprese commerciali, incluse le pubbliche aministrazioni”

  1. gentile presidente, il problema degli ingegneri triennali nasce unicamente dal documento infamante del centro studi del CNI, quindi l’unico modo per essere risarciti dall’enorme danno provocato ad un’ intera categoria di tecnici è denunciare e chiedere i danni al Centro strudi, a tal uopu il sottoscritto si accinge a far valere in tutte le sedi opportune i propri diritti, in particolare sto per depositare una denuncia alla procura per danni.

  2. La Storia Infinita sul Timbro Professionale:
    Non poche sono state le vessazioni subite dai neo laureati ingegneri ed architetti cosiddetti iuniores, (titolo riduttivo ed offensivo con il quale il D.P.R. 328/2001 bollava i Laureati col Nuovo Ordinamento). Tale titolo ha dato origine ad una persecuzione dai toni aspri al limite della discriminazione professionale; gli albi, infatti, hanno iniziato dall’omissione del titolo di dott. sul timbro professionale, fino a cambiare la forma dello stesso per gli appartenenti alla Sezione B rendendolo di forma rettangolare al posto del normale timbro circolare ed inserendo una scritta IUNIOR molto più grande del nome e del titolo di ingegnere quasi a voler bollare con una sorta di simbologia discriminatoria il nuovo Professionista Ingegnere nato dalla riforma del percorso universitario. Per altro, il D.M. 509/1999 definisce LAUREA senza nessun altro titolo seguente, (triennale, breve, ecc), la laurea conseguita nel primo triennio di studi cosa ignorata quando si vuole per forza sminuire il titolo conseguito dai nuovi professionisti; spesso infatti si parla di laurea breve, (ed è sicuro che BREVE non è…), oppure apostrofandola con l’aggettivo “triennale” quasi a volere rendere l’idea di un qualcosa che ha un valore fortemente inferiore alla vecchia laurea a percorso quinquennale. Inutile dire che in alcuni casi, nell’ambito dell’espletamento degli incarichi professionali, i laureati Ingegneri ed Architetti, Nuovo Ordinamento, si sono trovati a dover affrontare ostacoli quasi insormontabili come ad esempio circolari degli uffici del genio civile emesse da funzionari che in barba a quanto disposto per legge mettevano in discussione le competenze professionali degli Ingegneri/Architetti iscritti alle sezioni B; tanto da impedire i depositi dei progetti strutturali redatti da questi ultimi. Questo vale anche per quei funzionari che reputavano più preparato e competente un perito industriale per il deposito di progetti elettrici/meccanici al posto degli ingegneri del settore industriale di Nuovo Ordinamento; respingendo i progetti redatti dagli ingegneri poiché colpevoli d’avere il timbro professionale di forma diversa e con uno IUNIOR gigantesco che metteva in ombra il titolo di ingegnere.
    Ciò premesso, vi è da dire che non vi è alcuna imposizione legislativa sulla forma e dimensione del timbro professionale, non è vincolante l’uso del timbro professionale per la firma degli elaborati progettuali in quanto è necessario riportare semplicemente, anche scritto a mano, nome e cognome, l’albo di appartenenza, la sezione nella quale si è iscritti ed il relativo numero di iscrizione oltre alla firma che deve essere apposta in calce dal professionista.
    Inoltre non bisogna dimenticare che il Consiglio di Stato sul ricorso presentato dal CNI per l’abolizione del D.P.R. 328/2001, che istituiva le sezioni B e le competenze professionali, asseriva, dopo aver rigettato il ricorso presentato, che “in quanto improprio non ha rilevanza specificare l’aggettivo IUNIOR”, (pagg. 18 e 19).
    A testimonianza di quanto assunto, basta guardare come l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Udine ha risolto il problema scrivendo nella pagina del proprio sito web che i timbri circolari sono riservati alla sezione A quelli quadrati alla sezione B ma che comunque è chiaro che in ogni caso ogni ingegnere può realizzare il timbro come preferisce, purchè vengano riportati i seguenti dati:
    • Ordine Provinciale di appartenenza
    • Nome e cognome
    • Numero di iscrizione
    • Sezione A o B dell’Albo
    Settori:
    a) ingegneria civile e ambientale;
    b) ingegneria industriale;
    c) ingegneria dell’informazione.
    Inoltre bisogna dire che utilizzare il titolo accademico di dottore in ingegneria, (abbreviato dott. Ing.), da parte degli iscritti nelle sezioni B dell’Ordine, non configura il reato di esercizio abusivo della professione di ingegnere; per esercitare la professione di “Ingegnere” bisogna essere iscritti All’albo degli Ingegneri della provincia di appartenenza in una delle due sezioni, (A o B). Il titolo di dottore in ingegneria è conferito dall’università pertanto non viene abolito dal titolo professionale che di ottiene col superamento dell’esame di stato e che per le sezioni B risulta essere:
    1. ingegnere civile ed ambientale iunior
    2. ingegnere industriale iunior
    3. ingegnere dell’informazione iunior.
    Inoltre si fa confusione con la professione, che è quella di, ingegnere e che questa è unica per entrambe le sezioni d’appartenenza; non esiste la professione di Ingegnere iunior; a supporto di quanto affermato basta notare che il certificato di partita IVA reca la dicitura Studi Tecnici di Ingegneria non considerando, assolutamente, l’appellativo iunior.
    A risolvere tale querelle ci hanno pensato alcuni ordini professionali che, con lungimiranza, hanno provveduto ad adeguare il timbro professionale per entrambe le sezioni arrivando ad eliminare la dicitura iunior e, nel caso dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, rendere progressivo il numero di iscrizione facendo precedere quest’ultimo dalla lettera B. Si allega a supporto di tale affermazione, il verbale della commissione sezione B dell’ordine degli Ingegneri di Bari al quale è allegato il verbale della commissione sezione B dell’Ordine degli ingegneri della Provincia di Roma con il quale si decideva di rendere uguali per forma e contenuti il timbro professionale degli ingegneri delle due diverse sezioni.
    Pertanto nessuno potrà mai imporre a nessun ingegnere iscritto nella sezione B degli ordini professionali ad adottare un timbro di particolare forma o dimensione; la libertà personale dell’ingegnere di potersi scegliere la forma e la dimensione del timbro è sovrana purchè i contenuti rispecchino la realtà e non risultino in alcun modo ingannevoli per la committenza.

  3. tratto da http://www.ediltecnico.it/8207/sei-ingegnere-meccanico-in-veneto-non-puoi-redigere-gli-ace/

    SIGNORI SIAMO AL PARADOSSO, MA SI PUO’ ESSERE COSI’, MA MI DITE A CHE SERVE IL CNI….VERGOGNAAAA!!!!!

    Sei ingegnere meccanico? In Veneto non puoi redigere gli ACE

    “Siamo in Italia” è spesso il paravento che i pavidi usano per sancire la propria sudditanza ed accettazione, se pur non di buon grado, verso tasse assurde, provvedimenti iniqui, leggi scritte in lingua bizantina da australopitechi da reparto geriatrico e norme tanto complesse da risultare non solo di difficile applicazione ma spesso anche di ostica comprensione e metabolizzazione da parte degli operatori del settore stesso.

    La (grottesca) novità dell’ultim’ora riguarda purtroppo l’interdizione agli Ingegneri (e Periti) Industriali della Regione Veneto alla compilazione degli Attestati certificazione energetica (ACE).

    Ammetto mio malgrado di esserne rimasto in prima istanza a dir poco sbigottito, poi indignato, ora francamente schifato da quanto ho appreso.

    Possibile tanta insensatezza? Possibile che un Ingegnere Industriale non possieda il bagaglio cognitivo per poter eseguire quelle operazioni che un Geometra è abilitato a fare?

    Ora, non me ne vogliano i tecnici minori, sia ben chiaro, ma mi preme giusto fare alcune considerazioni oggettive:

    Il percorso di studi, per esempio, di un Ingegnere Meccanico prevede il superamento di molti (difficili) esami che risultano ben più che sufficienti per acquisire le conoscenze necessarie in ambito di energetica per l’edilizia civile; basti pensare a corsi come:
    – Tecnica del Controllo Ambientale,
    – Fisica Tecnica,
    – Impianti Termotecnici,
    – Trasmissione del Calore,
    – Misure Termofluidodinamiche,
    – Termodinamica.

    Ciò nonostante oggi si arriva in questo caso di assoluta demenza (o follia?) ad inibire agli Ingegneri Industriali di potersi cimentare nelle certificazioni energetiche, quando invece queste non sono interdette, per esempio, ai Geometri!

    La cosa più ilare è che nella stragrande maggioranza dei casi i corsi di Fisica Tecnica Ambientale (che poi è il corso indispensabile per ricevere i rudimenti e le nozioni fondamentali per operare nel settore energetico dell’edilizia civile) è quasi sempre tenuto da docenti laureati in Ingegneria Industriale (ossia meccanica ed elettrica)!!!

    Forse allora, visti gli antefatti, dovremmo anche impedire che gli Ingegneri Civili, Edili e gli Architetti si cimentino nella progettazione degli impianti elettrici e degli impianti termici nella loro totalità!

    Stiamo sconfinando nel ridicolo…o forse siamo di fronte all’ennesimo paradosso di natura prettamente e squisitamente (per non dire schifosamente) giurisprudenziale.

    La questione, in realtà, risulta assai fumosa in termini puramente interpretativi anche a livello nazionale: la certificazione energetica degli edifici, allo stato attuale, è infatti regolamentata dal noto d.lgs. 115/2008, il quale, al punto 2 dell’allegato III sentenzia: “Si definisce tecnico abilitato un tecnico operante (…) iscritto ai relativi ordini e collegi professionali ed abilitato all´esercizio della professione relativa alla progettazione di edifici ed impianti, asserviti agli edifici stessi, nell´ambito delle competenze ad esso attribuite dalla legislazione vigente. (…) Ove il tecnico non sia competente nei campi sopra citati (o nel caso che alcuni di essi esulino dal proprio ambito di competenza), egli deve operare in collaborazione con altro tecnico abilitato in modo che il gruppo costituito copra tutti gli ambiti professionali su cui e´ richiesta la competenza”.

    Il problema è pertanto, come menzionato poco sopra, puramente di natura interpretativa: poiché la Legge non stabilisce le competenze professionali per le singole specializzazioni, ma si limita semplicemente a richiedere che “i professionisti siano iscritti agli ordini e collegi professionali” e siano “abilitati alla progettazione di edifici ed impianti”, senza però specificare in modo univoco ed incontrovertibile QUALI e QUANTI siano in effetti i titoli necessari per rientrare in queste categorie di “eletti”.

    Fortuna (o caso) vuole che le normative regionali vigenti in Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna, consentano ad oggi l’iscrizione agli elenchi regionali a tutti i Periti iscritti agli albi professionali, senza fare distinzioni di specializzazione. In regione Veneto, inoltre, le competenze per la certificazione energetica vengono già riconosciute anche agli Architetti ed ai Geometri che, effettivamente, non avrebbero proprio un gran bagaglio di conoscenze tecnologiche specifiche in ambito di impiantistica e dovrebbero pertanto, sulla base di un semplice sillogismo aristotelico, essere soggetti alla collaborazione di un professionista con queste specifiche competenze. Non è così.

    Non mi cimento poi nell’annoso discorso sulle competenze dei laureati triennali Vs quinquennali in quanto solleverei un vespaio senza fine … però in effetti … qualche lacuna ed incongruenza credo la troviate anche voi tutti, cari lettori.
    E gli Ordini, il CNI, il CTI? Tacciono? Speriamo che qualcuno si dia una bella svegliata, perché qui stiamo affogando … e non nell’acqua a quanto pare …

Lascia un commento