Entrata in vigore la riforma INARCASSA

on la pubblicazione del Decreto Interministeriale del 05 marzo 2010 (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Ministero dell’Economia e delle Finanze) entra in vigore la riforma del sistema contributivo degli architetti ed ingegneri.

Importanti sono le novità introdotte con la modifica statutaria degli artt. 22, 23, 25  e 26 dello Statuto dell’Associazione.

La modifica, resasi necessaria in ossequio delle aspettative del Decreto del 29 novembre 2007, interviene per allungare il periodo di sostenibilità delle Casse di Previdenza da 15 a 30 anni. Ovvero permettere di pagare per un maggiore numero di anni le pensioni degli iscritti.

Per permettere l’allungamento della sostenibilità, INARCASSA è intervenuta su tre fattori fondamentali: aumentando il contributo soggettivo, che passerà gradualmente  dal 11,50 % del 2010 al 14,50% nel 2013, ed il contributo integrativo, con un aumento dell’aliquota che passa dal 2% al 4% a partire dal 01 gennaio 2011; il secondo fattore (e forse la novità più importante da tenere a mente) riguarda il metodo di calcolo della pensione, che sarà composto di due quote, una retributiva (su i redditi  superiori a € 6.000,00 o fatturato superiore a € 10.000,00 rivalutabili) ed una contributiva (su i redditi inferiori a € 6.000,00 e fatturato inferiore a € 10.000,00); il  terzo fattore è l’aumento dei migliori anni da utilizzare per il calcolo del reddito medio (passati da 20 a 25)  ed il numero di anni per la media (che passano da 25 a 30).

Delle tre importanti novità la più incisiva è la seconda, in quanto avrà come conseguenza una riduzione della pensione minima fissata al 2010 in € 9.989,00 rivalutabili su con indice ISTAT, pensione minima che si otterrà solo se si avranno 30 annualità con redditi superiori a € 6.000,00 o fatturato superiore a € 10.000,00. In caso di un minor numero di annualità con tali caratteristiche, la pensione minima sarà decurtata di tanti trentesimi pari agli anni di minor reddito. Alla pensione così calcolata si dovrà aggiungere la quota di pensione calcolata con il sistema contributivo.

Sintetizzando ulteriormente, con la riforma INARCASSA, cosa è avvenuto. Sono aumentati i contributi da versare alla CASSA, sia il soggettivo che l’integrativo, si sono allungati il numero di migliori anni su cui fare la media (per cui abbassandola) e si è inserito un reddito/fatturato di sbarramento sotto il quale si avrà una riduzione anche della pensione minima. Tale pensione così determinata sarà maggiorata  dalla quota calcolata  con il metodo contributivo.

Oltre ad una necessità improcrastinabile, di allungare il periodo di sostenibilità, la riforma cambierà le abitudini di alcuni iscritti, che seppur architetti o ingegneri, non svolgono de facto la professione, o se la svolgono, la svolgono solo in via marginale, dichiarando redditi bassissimi.

Con la simulazione presente su INARCASSA per la pensione con metodo contributivo, si è ipotizzato versare per 30 anni sempre e solo il contributo minimo (per cui redditi annui minori di € 6.000,00 e fatturato minore di € 10.000,00) ed andare in pensione a 67 anni. Con tali parametri il risultato della simulazione è stato una  pensione annua lorda di € 3.476,50.

E’ chiaro che per i professionisti  che hanno fatturati sotto la soglia di sbarramento, ora  si troveranno definitivamente ad un bivio, continuare ad essere iscritti ricevendo in cambio, al momento della pensione, la semplice rivalutazione monetaria di quanto versato moltiplicato per un Coefficiente di trasformazione in base all’età, oltre ad avere la possibilità di fruire di una pensione in caso di invalidità o inabilità e l’assicurazione  base di cui godono gli iscritti, oppure cancellarsi con chiusura della partita IVA (per redditi fino a 5.000,00 euro ed un massimo 30 giorni di lavoro si può emettere una ricevuta con sola ritenuta di acconto del 20%).

A seguito dell’entrata in vigore del cambio delle regole pensionistiche ora  opportuno riuscire a tenere sempre il proprio reddito e/o il proprio fatturato sopra una delle due soglie di sbarramento al fine di non rischiare una pensione da “fame”.

Si allega il prospetto informativo della rivista INARCASSA n. 2.2010 di aprile/giugno , mentre sul sito INARCASSA si potranno trovare maggiori dettagli.

Per gli iscritti al servizio INARCASSA-ON-LINE, in apposita sezione,  si potranno fare delle prove di simulazione della propria pensione e rendersi conto di persona di come funziona il nuovo sistema pensionistico.

6 risposte a “Entrata in vigore la riforma INARCASSA”

    1. Per poter effettuare la simulazione è necessario essere un iscritto a INARCASSA ed essere registrati al sito, dopo aver ottenuto codice PIN e Password si può entrare ed effettuare le varie simulazioni oltre ad assolvere a tutti gli adempimenti degli iscritti.
      Consiglio di richiedere anche la INARCASSA card (carta di credito), permette il pagamento on-line e la rateizzazione fino a 6 rate dei contributi alle varie scadenze.

  1. A me risulta di meno che quanto detto qui.
    Meno di 3000 euro, forse ho fatto un calcolo errato.
    Praticamente partirebbe un patrimonio per fare quasi la fame.
    Ma se uno avesse almeno la certezza di guadagni.

    Mi sa che per quanto riguarda me che ho quasi 20 anni di contributi (purtroppo ci sono stati intervalli) riuscirei ad avere i 30 anni a 66 anni ma le prospettive di lavoro (non lavoro) sono nere. Dubito che il decennio che arriva porti di meglio. Ci si trova con il dilemma se mettere soldi che sono già contati in un posto dove il rischio è che vadano in fumo se non si arriva al minimo di anni.
    Non vorrei poi che bloccassero anche la possibilità di riavere soldi depositati prima del 2003, quelli dopo sono già sfumati. E così mentre anni fa con 20 anni si aveva almeno la certezza di avere il diritto ad una futura pensione adesso l’incertezza è totale.

    Riguardo il riscatto degli anni universitari nemmeno parlane.
    Non avevo soldi all’inizio e nemmeno adesso.
    Forse se chiedo a Berlusconi. 😀

  2. L’art. 25 del nuovo statuto stabilisce che, a partire dal 2010, l’importo della pensione è composto dalla quota calcolata con il metodo retributivo e dalla quota calcolata con il metodo contributivo.
    La pensione minima è applicabile solo alle prestazioni calcolate con sistema retributivo.
    Nel caso di redditi per i quali deve essere applicato il calcolo contributivo, la pensione minima è ridotta di tanti trentesimi quanti sono gli anni di anzianità che confluiscono in quota contributiva.
    Non mi è chiaro quale sarà la modalità di applicazione di tale norma.
    Esempio: un professionista con trentuno (o più) anni di contribuzione, trenta dei quali in quota retributiva ed uno in quota contributiva, ha diritto a percepire per intero la pensione minima oppure è soggetto alla decurtazione, a causa dell’anno (o degli anni) in quota contributiva?
    Il buon senso farebbe propendere per la prima ipotesi, ma, utilizzando lo strumento della simulazione, disponibile sul sito di INARCASSA, si constata come la pensione minima subisca delle riduzioni per tutti gli anni in quota contributiva, anche quelli che eccedono i trent’anni di versamento “utili”, cioè conteggiati con il metodo retributivo.
    Se così fosse, un anno sfortunato, con reddito o volume d’affari al di sotto della soglia di sbarramento (e, di questi tempi, non è un’ipotesi remota) sarebbe doppiamente penalizzante, non solo perché non consentirebbe di progredire nel totale delle annualità “utili”, ma perché precluderebbe in modo irreparabile il diritto alla pensione minima, talvolta intaccando un diritto già acquisito grazie alle precedenti annualità in quota contributiva.

    1. Cara Collega,
      non siamo esperti nelle modalità di calcolo delle pensioni erogate da INARCASSA, per cui ti prego di prendere con il beneficio di inventario quanto da noi esposto, di sicuro il buon senso ci è e ci è sempre stato di aiuto, permettendoci di consigliare per il meglio.
      Ti allego copia dell’inserto della rivista INARCASSA n. 39 periodo gennaio-giugno 2011, che sicuramente avrai ricevuto.
      Sembra chiaro, e non vi sono motivi che possano far dubitare di tale interpretazione, che la decurtazione di un trentesimo della pensione minima, fissata per il 2011 in € 10.149,00, si applica solo nei casi in cui il totale pensione non raggiunga la suddetta soglia minima di prestazione.
      Nel caso da te proposto credo non vi siano problemi, in quanto ipotizzi un periodo di iscrizione superiore a 30 anni, e considerando che ai fini pensionistici si prendono come riferimento i migliori 26 anni di reddito (almeno maggiori delle soglie indicate in statuto) , non ci dovrebbero essere problemi a superare agevolmente la soglia di pensione minima.
      Nel 2011 sono stati rinnovati i rappresentanti presso la CASSA, ti consiglio di rivolgerti a quello eletto dalla tua provincia di appartenenza.
      Cordialmente.
      A.A.

      INARCASSA_PensioneVecchiaia_Calcolo_1
      INARCASSA_PensioneVecchiaia_Calcolo_2

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