Delegato il Governo per la riforma degli ordinamenti professionali

L’art. 10 comma 1 della Legge di stabilità 2012 (LEGGE 12 novembre 2011, n. 183, pubblicata in G.U. Supplemento Ordinario n. 234/L) imprime una accelerazione, che possiamo definire esponenziale, alla riforma degli ordinamenti professionali, in quanto prevede che il secondo periodo dell’art. 3 comma 5 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 sia sostituito con il seguente periodo: “Con decreto del Presidente della Repubblica emanato ai sensi  dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del…..decreto …..”,  sostituendo il più blando e poco vincolante: “Gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi…..” con l’ulteriore novità  della previsione nell’aggiunto comma 5-bis, il quale stabilisce che: «Le norme vigenti sugli ordinamenti professionali sono abrogate con effetto dall’entrata in vigore del regolamento governativo di cui al comma 5».

E’ il combinato disposto delle due previsioni normative, la delega al Governo (dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400) e la previsione dell’immediata entrata in vigore con la pubblicazione del DPR/Regolamento di riforma degli ordinamenti professionali (art. 5 bis), ad imprimere l’accelerazione esponenziale, il quanto ha svincolato il Governo da potenziali ricatti ed ostruzionismi da parte di questa o quella corrente politica e/o lobby, rimettendola esclusivamente ad una leale collaborazione delle parti.

Prima di vedere in dettaglio i contenuti della legge delega di riforma riteniamo possa essere utile comprendere la previsione normativa che la rende possibile.

L’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 prevede che: “Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio di Stato, sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando l’esercizio della potestà regolamentare del Governo, determinano le norme generali regolatrici della materia e dispongono l’abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall’entrata in vigore delle norme regolamentari”.

Quindi i passaggi salienti della riforma in itinere sono: (a) i contenuti della legge delega, (b) la delibera del Consiglio dei ministri, (c) il parere del Consiglio di Stato (non vincolante) a cui segue (d) la pubblicazione del Regolamento con decreto del Presidente della Repubblica.

Le previsioni normative per la riforma degli ordinamenti professionali sono contenute nell’art. Art. 3 [Abrogazione delle indebite restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni e delle attività economiche] decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, come modificato dall’art. 10 commi 1 e 2 della Legge 12 novembre 2011, n. 183. In particolare, per quanto di nostro interesse, è il comma 5 dell’art. 3 a dettare le norme generali che il Governo dovrà seguire nella predisposizione del Regolamento di riforma.

Un’ulteriore nota è d’obbligo. La delega prevede la riforma degli ordinamenti, ovvero del sistema ordinistico nella sua organizzazione interna e nelle metodologia di accesso alla professione che dovrà essere il più libero possibile (a meno di dovute eccezioni), giammai prevede la modifica delle competenze professionali degli appartenenti ai vari ordini, albi e collegi, e, per quanto di nostro interesse, la possibilità di modificare gli ambiti professionali di: ingegneri, architetti, ingegneri iunior, architetti iunior, geometri e periti  a meno di qualche particolare “alchimia giuridica”.

Entrando nel merito dei contenuti della riforma, leggendo il citato comma 5, emerge che il Governo dovrà uniformarsi nel modificare i vari ordinamenti, riassunti in maniera sintetica, ai seguenti principi:

a)      liberalizzare l’accesso alle professioni;

b)      previsione dell’obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua;

c)      la disciplina del tirocinio per l’accesso alla professione  e un equo compenso di natura indennitaria, commisurato al suo concreto apporto;

d)      l’obbligo che il compenso spettante al professionista sia pattuito per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale definendo anche  il livello della complessita’ dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico; un riferimento a tariffe professionali stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia solo per rapporti con la pubblica amministrazione;

e)      l’obbligo di stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attivita’ professionale;

f)       gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l’istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l’istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina, con l’incompatibilità tra consigliere dell’Ordine territoriale o di consigliere nazionale  con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e territoriali;

g)      la possibilità di fare liberamente pubblicita’ informativa, con ogni mezzo, avente ad oggetto l’attivita’ professionale, le specializzazioni ed i titoli professionali posseduti, la struttura dello studio ed i compensi delle prestazioni, a condizioni che le informazioni siano trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere equivoche, ingannevoli ne denigratorie.

Premesso che tutti i punti citati sono fortemente innovatori dei sistemi ordinistici come sino ad oggi conosciuti,  l’elemento che crediamo maggiormente caratterizzerà la riforma, e che pensiamo inciderà maggiormente sono le previsioni della lettera (f), in quanto cambierà radicalmente la struttura interna di ordini, albi e collegi ed il modo di rapportarsi con la società esterna.

Oggi i Consiglieri sono sia organo amministrativo che giudicante, ovvero sono rimesse a loro sia l’amministrazione sia le decisioni in materia di deontologia. Dopo la riforma, per espressa previsione normativa, tali funzioni saranno rigidamente separate ed incompatibili tra loro, ovvero un consigliere non potrà far parte del consiglio dell’ordine e di un ipotetico “consiglio di disciplina”. Come ci dovrà essere separazione  tra l’attività amministrativa e di disciplina e quella formativa (formazione continua), rimessa agli Ordini.

Una particolare novità è la formazione continua (il cui mancato svolgimento darà seguito a sanzioni disciplinari), la quale se non equilibratamente definita, da elemento positivo potrebbe trasformarsi in un ulteriore “balzello” per l’esercizio di un’ attività professionale.

Delle domande potrebbero sovvenire: l’albo unico di tecnici si potrebbe realizzare?  le sezioni B potrebbero essere soppresse? possono essere accorpati albi, ordini e collegi con professioni simili? possono essere modificate le competenze professionali?

Dal  tenore della delega, e ci ripetiamo a meno di qualche particolare e fantasiosa “alchimia giuridica”, non sembra vi sia nessun estremo giuridico tale da poter dare una sola risposta positiva alle domande proposte.

A.A.

art. 10 Legge stabilità 2012
LEGGE 14 settembre 2011 n 148.pdf

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